mostro gender, NWO satanica

Il Dottor Money e i martiri della follia gender [si è aperta l'era del mostro gender, questa è l'alba della civiltà NWO satanica. ] Un libro racconta la tragedia dei gemelli Reimer
Miguel Cuartero Samperi. 24.03.2014. ©Public Domain. Il triste caso dei gemelli Reimer. Che gioia nella famiglia Reimer quando il 22 agosto del 1965 nacquero i due gemellini omozigoti Bruce e Brian, due bei maschietti identici che, come tutti i bebè, vennero al mondo con quell'aria innocente di chi non sa immaginare quali avventure, quali gioie e quali dolori avrebbero dovuto affrontare in questa vita. Nessuno, in quel momento, avrebbe potuto minimamente sospettare le dolorose e atroci vicende che attendevano i due piccoli neonati di Winnipeg (Canada). Gli ingredienti che hanno rovinato l'esistenza delle due creature furono un maldestro errore chirurgico degno dei peggiori casi di malasanità e l'intervento di un folle dottore più interessato alle sue fantomatiche teorie scientifiche che al benessere dei suoi pazienti: lo psicologo e sessuologo neozelandese John William Money. Un tragico errore. A circa sette mesi dalla nascita fu diagnosticato ai gemelli un problema di fimosi risolvibile con una piccola operazione.  Quello che doveva essere un semplice intervento chirurgico di circoncisione si convertì in una tragedia quando, a causa di un errore del medico o per il malfunzionamento del cauterizzatore, l'organo sessuale del piccolo Bruce venne bruciato e irrimediabilmente compromesso. Fu così che il piccolo Bruce perse l'uso del pene, ustionato per errore, e iniziò il suo doloroso calvario.
L'incontro col mostro. Fu a questo punto che i genitori, disperati per la situazione del piccolo Bruce, incontrarono sul loro cammino il fondatore della "teoria del genere", il dottore John William Money (che in italiano si tradurrebbe "dottor Denaro"). Nel febbraio del 1967 lo videro in un programma televisivo: lo psicologo si presentava come un luminare, un pioniere nel campo del cambio di sesso, fu tra i primi a contrapporre il "genere" al sesso biologico e ad affermare, con pretesa di rigore scientifico, che la cultura e l'educazione potevano imprimere sull'individuo un progetto diverso da quello previsto dalla natura. In altre parole: se la natura definiva il sesso biologico, il genere veniva deciso dalla persona, "creato" e rafforzato  dall'esterno (prescindendo dal patrimonio sessuale genetico) tramite operazioni chirurgiche, cure ormonali e - soprattutto - una educazione sociale e culturale al "genere" scelto. Dopo essersi occupato di persone affette da ermafroditismo, Money iniziò a sperimentare le sue teorie operando veri e propri cambiamenti di sesso diventando l'esperto numero uno nel campo della riassegnazione sessuale e gestendo la prima clinica al mondo dedicata a questi interventi. Una malsana idea. I genitori disperati per il futuro di Bruce e colpiti dalla sicurezza con cui si presentava il dottor Money, decisero di incontrarlo e di affidare alla sua esperienza il caso dei due gemelli. Il disperato bisogno di aiuto di Ron e Janet coincise con la necessità di ulteriori esperimenti e di affermazione professionale da parte del dottore Money che non perse la ghiotta occasione per mettere in pratica le sue teorie con il povero Bruce. Money consigliò una riassegnazione del sesso e cominciò ad intervenire sul piccolo (di due anni) prima cambiando il suo nome in Brenda, poi iniziando una cura ormonale, infine imponendogli una vita da femminuccia tramite l'uso di vestiti, giochi, modi, atteggiamenti femminili. Nel luglio del 1967 Bruce venne operato: gli venne costruita chirurgicamente una rudimentale vagina. Così il piccolo corpo di Bruce (ha due anni!) fu trasformato in un corpo femminile. Il dottore decise inoltre di incontrare i due gemelli una volta all'anno per valutare lo stato del suo esperimento. Dopo alcuni  anni fu lo stesso ragazzo ad affermare: "E' stato come un lavaggio del cervello" (cfr. “Bruce, Brenda e David”, San Paolo 2014). Gli applausi del mondo e il dramma interiore. Nel 1972 in un libro intitolato "Man&Woman, Boy&Girl", il dottore Money esposte con orgoglio e trionfalismo i suoi risultati: era riuscito a creare con successo una identità femminile in un bambino che era nato maschietto a tutti gli effetti. Con ciò Money offriva la "prova conclusiva" che "non si nasce maschi né femmine, ma lo si diviene" (p. 95). I suoi studi ed esperimenti richiamarono l'attenzione e il plauso del mondo accademico e della stampa non specializzata: il mondo intero ammirava le sensazionali scoperte del dottore Money; diversi settori progressisti, come il movimento femminista e i circoli omosessuali credettero di trovare una base scientifica per le loro battaglie per la liberazione dallo schema tradizionale maschio-femmina stabilito una volta per tutte dalla natura. Ma dietro questo apparente successo il dramma vissuto da Bruce-Brenda smentiva i risultati paventati dal dottore Money. Brenda si comportava da maschio, si sentiva impacciata nei vestiti femminili, voleva giocare coi giochi del fratello, aveva la voce maschile, rimaneva in piedi per fare la pipì e, col passare degli anni, capiva di essere diversa, qualcosa in lei non andava, qualche cosa non le era stato detto. Il fratello Brian ricordando Brenda disse: "Quando dico che non c'era nulla di femminile in Brenda... intendo proprio nulla" (p. 81). La situazione precipita, la verità emerge. A nulla servirono i consigli di Money, la situazione di Bruce-Brenda continuò a degenerare. Gli incontri tra il dottore Money e il piccolo paziente divennero sempre più intimi e invasivi (cfr. pp. 107-126): linguaggio esplicito, visioni di immagini e film pornografici, simulazioni di rapporti, i gemelli venivano costretti a spogliarsi per confrontarsi... Il dottore propose ai genitori visite psichiatriche, diagnosticò a Brenda una depressione, affermò che aveva tendenze bisessuali o omosessuali perché provava attrazione verso le femmine, consigliò di girare nudi per casa e di frequentare circoli nudisti. A 12 anni iniziò il bombardamento ormonale per far sviluppare a Brenda i caratteri femminili, ma il bambino, oltre a rifiutare i farmaci, iniziò a mangiare a dismisura per camuffare i fianchi e i seni che iniziavano a crescere (pp. 159-161). Nel 1978 dopo che il professore Money organizzò a Brenda un incontro con un transessuale, il bambino - che già soffriva di attacchi di panico, ansia e sintomi associati al suicidio - decise di farla finita con i test e le sedute minacciando di togliersi la vita se fosse stata costretto ad incontrare ancora il dottore (pp. 169-172). "Voglio tornare ad essere maschio!". Finalmente i genitori svelarono a Brenda il suo segreto; saputa la verità sulla sua storia, Brenda decise di tornare ad essere come la natura lo aveva fatto: un maschio. Diverse operazioni chirurgiche ripristinarono i suoi organi sessuali, eliminò il seno e cambiò nuovamente nome: nel 1980 iniziò una nuova vita col nome di David. David si sposò e, assieme a sua moglie Jane, adottarono dei figli ma per tutta la vita si portò dentro i conflitti e le atroci ferite procurategli da quella triste infanzia. Martiri dell'ideologia gender. Il 5 maggio del 2004 David si tolse la vita sparandosi mentre viaggiava in auto. A far precipitare la situazione fu l'improvvisa morte del fratello Brian che fu trovato morto nel suo appartamento nella primavera del 2002 dopo un aver assunto mix letale di antidepressivi e alcool. La depressione portò Brian a perdere il lavoro, a separarsi dalla moglie e a rifugiarsi nell'alcool. Un tragico epilogo per la vita dei due gemellini di Winnipeg immolati sull'altare della teoria gender, utilizzati come cavie per i macabri esperimenti del dottore Money e la sua battaglia socio-politica, vittime innocenti di una ideologia che oggi, nel 2014, torna di moda e viene innalzata a modello dai politici, professori, maestri, dottori della nostra società. Fu grazie all'interesse del giornalista canadese John Colapinto (Toronto, 1958) che la vera storia dei gemelli Reimer fu resa pubblica senza travisamenti né vizi ideologici per la prima volta in un articolo su Rolling Stone nel 1998, a 30 anni di distanza dalla vicenda. L'articolo provocò un grande scalpore in tutto il mondo perché raccontava una versione della storia diversa da quella raccontata dallo stesso Money; ma già il dottore Milton Diamond aveva dimostrato il fallimento dell'esperimento su Bruce, in un articolo specializzato pubblicato nella rivista Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine.  Tutti i dettagli della storia furono raccolti presentati a un pubblico più ampio col libro As nature made him ("Come Natura lo ha fatto") pubblicato da Colapinto nel 2000. Finalmente oggi, grazie alle edizioni San Paolo, il libro è stato tradotto e pubblicato in italiano col titolo "Bruce, Brenda e David" (San Paolo 2014): un documento imprescindibile per il dibattito sull'ideologia del genere che in questo periodo si è acceso vivamente in Europa e nel nostro paese.
crimine RAI. Pubblicato in data 30/set/2013 /watch?v=H6FDaS_eU2Y
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Jezebel II 666 IMF-NWO
1 secondo fa

Se a far paura è il matrimonio cristiano [ globalisti e bildenberg sono così disperati, che, hanno optato nel loro NWO FMI, per la umanità sintetica: Gmos gender.] Le polemiche suscitate in Spagna dal libro di Costanza Miriano fanno pensare che il problema non sia il "sottomessa" ma il "sposati". Costanza Miriano. ALTRO DI QUESTO AUTORE (13)
19.12.2013. ©Corinne SIMON/CIRIC. Pensa che c’ero caduta anche io. Col fatto che da un mesetto rispondo a giornalisti stranieri che mi chiedono “perché sottomessa?” (in molteplici varianti tra cui “cos’è la sottomissione?” e, la più stupida, “chi lava i piatti a casa sua?”), e lo faccio in varie lingue (itagnolo, inglano) con abnegazione e grande padronanza di me, cercando di evitare alterazioni isteriche del tono di voce, mi ero ingenuamente convinta che fosse la parola sottomessa a disturbare nel titolo del mio libro. A far scomodare addirittura la ministra della sanità e delle pari opportunità, Ana Mato, che ha chiesto il ritiro in Spagna del mio libro “Cásate y se sumisa” dal commercio. A far parlare l’intero parlamento spagnolo (sono contenta di sapere che tutti i problemi più urgenti del paese siano stati finalmente risolti, tanto da poter mettere all’ordine del giorno il libro di una sconosciuta moglie e mamma italiana che scrive lettere alle sue amiche per convincerle a sposarsi: pare che il prossimo tema di discussione sarà la sfumatura delle casacche di Topolino nei fumetti degli anni ’50). A farmi finire in vari programmi della BBC (strano, in Italia nessuno si è accorto che un governo stava chiedendo la censura di un’italiana, ma in Inghilterra si sono scandalizzati), tra cui le News Night, in cui mi sono buttata a spregio del pericolo col mio inglese da lesson number two (the book is on the table), tanto per la soddisfazione di citare John Paul the second sul programma di punta della terra anglicana.
Pensavo anche, in un ingenuo attacco di comprensione, che la parola sottomissione potesse avere evocato, in qualche donna più grande e più insicura di me, lo spettro di antichi ricordi di tempi in cui si doveva lottare per affermare la pari dignità tra uomo e donna, dignità che oggi nessuna ragazza europea normale sente realmente messa in discussione. Poi ho fatto la scoperta. Ci sono diversi libri in vendita in Spagna con la parola sumisa nel titolo. Per esempio Aprendiendo a ser sumisa, o La formaciòn de la mentalidad sumisa, e molti altri ben più espliciti. Occhieggiano tranquillamente dagli scaffali delle librerie – e ci mancherebbe – senza che nessuno abbia trovato nulla da ridire. Allora il problema, mi dico, non è quello. Gridano tutti che il mio titolo è offensivo. Deve essere dunque per forza la parola Casate, sposati. Strano, perché il ministro che ne chiede la messa al bando per incitazione alla violenza sulle donne è del PPE, partito che una volta fu cattolico, anche se la signora non avverte la contraddizione di essere titolare di un ministero responsabile di centinaia di migliaia di aborti all’anno (uccisioni almeno presumibilmente anche di bambine: ma quella pare non sia violenza sulle donne). Dunque va bene sottomettersi, ma sia ben chiaro, solo sessualmente, a un amante, sottomettersi in cinquanta sfumature a un passante, a chiunque, anche all’idraulico che viene a controllare la caldaia. Libri così non vengono avvertiti come offensivi della dignità della donna. Proporre invece un atteggiamento interiore (per la seicentesima volta: sì, le donne possono lavorare, e no, non sono una casalinga, ma una giornalista tv), una disposizione spirituale di dolcezza, di accoglienza, di obbedienza a un solo marito, sempre allo stesso, a un uomo che sarà pronto a morire, cioè a dare tutto alla sposa senza risparmiare niente, questo invece viene percepito come offensivo per la dignità femminile, ma talmente offensivo da far ravvisare addirittura la possibilità di un reato: istigazione alla violenza sulle donne (dove? In quale frase, parola, virgola, o retropensiero la violenza viene vagamente incoraggiata, giustificata, scusata, o anche solo nominata, nel mio libro? Dove?). Il punto è che la dolcezza femminile disinnesca la parte peggiore dell’uomo, e lo rende nobile. Non ha nulla a che vedere con la violenza, anzi, al contrario. Parliamoci chiaro: è il matrimonio il vero obiettivo della polemica, che continua con sorprendente tenacia da settimane, sulle prime pagine dei giornali e sulla rete, in televisione e in radio. E lo scandalo si allarga: i giornalisti ormai chiamano dalla Colombia, dall’Argentina, dal Messico, dalla Francia, dal Belgio, dall’Inghilterra, dalla Russia… Cosa esattamente sconvolge nell’idea del matrimonio? Del matrimonio cristiano, precisamente? Fondamentalmente l’uomo contemporaneo può accettare tutto tranne l’idea di ascoltare una voce che non provenga da se stesso. Non può accettare la possibilità che non sia sempre bene seguire le proprie emozioni, inclinazioni – i pensieri quando è già a uno stadio più progredito – la propria idea di bene e di male. È tutto lì il punto del cuore dell’uomo, dalla Genesi in giù: sono io che decido cosa è Bene e Male?
Il vero nodo della questione è che noi cristiani siamo contenti di obbedire perché sappiamo a chi obbediamo: abbiamo conosciuto, davvero, personalmente, un pastore buono, un pastore che pasce gli agnelli e non i lupi. È per questo che ci piace ascoltare la voce del pastore, non perché siamo repressi, ma perché siamo furbi. Abbiamo capito che quello è il meglio, che ci conviene seguirlo, perché lui è l’autore dell’universo, del dna, della fisica, dei movimenti degli astri. Figuriamoci se non sa come funzioniamo noi, suoi figli (che invece non solo non abbiamo idea di come funzioni l’universo, ma abbiamo problemi anche col tostapane. E con l’uomo, mistero a se stesso). Io capisco dunque l’odio che suscitiamo noi cristiani, stoltezza di fronte al mondo: è un mondo che non sa quanto è buono il Padre, e quindi lo vuole uccidere (lo ha idealmente accoppato già da tempo). Se togli l’amore di Dio, obbedire, sottomettersi, la croce, nulla di tutto questo ha senso. Qualsiasi cosa, anche morire (il mio secondo libro, Sposala e muori per lei, non ha fatto fremere di sdegno mezzo labbro) può essere accettata. Ma obbedire a qualcuno che non sia me stesso, quello no. Non si può tollerare. Eppure per noi quello è il primo comandamento: ascolta, Israele. Non fidarti di te. Ascolta una voce che non provenga da te stesso. Sappi che il tuo cuore, ferito dal peccato originale, a volte è inaffidabile. Ascolta uno che ti ama e che spinge dalla tua parte più ancora di te stesso, che ti ama come un figlio unico. Per questo la Chiesa propone agli uomini impegni definitivi che lo custodiscano da se stesso. “Il matrimonio cristiano – scrive per esempio papa Francesco nella Evangelii gaudium – supera il livello dell’emotività. Il matrimonio non nasce dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto”. Per noi cristiani il matrimonio è una via di conversione, un laboratorio in cui l’uomo e la donna affrontano i loro peccati – o, laicamente, i difetti – principali: il desiderio di controllo femminile e l’egoismo maschile, esattamente ciò di cui parla san Paolo. Ma l’uomo contemporaneo, che ha dimenticato la visione giudaico cristiana della storia come lineare e non ciclica, è un bambino tutto emotività, assolutizza il comfort, il soddisfacimento dei propri bisogni immediati e superficiali, impedendosi di capire quelli più profondi. Impedendo per esempio alle donne di riconoscere che quello che le realizza profondamente è dare la vita per qualcuno, e darla facendo spazio, mettendo da parte la mania di controllo per affidarsi a un uomo solido e sicuro, riconoscendone la bellezza, rivelandola anche a lui stesso. L’uomo viene così restituito a se stesso – Dio affida l’umanità alla donna, scrive Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem – e può così scoprire la bellezza di dare la sua vita per la sposa, morendo per lei, seppur giorno dopo giorno, a fettine, salvando il mondo una pratica alla volta. La cultura dominante tenta in tutti i modi di abbattere il recinto del tempio della trasmissione della vita, e di tagliare tutti i vincoli che appunto legano il sesso all’unione indissolubile tra due anime che cercano per tutta una vita di diventare una sola carne (in unam carnem, moto a luogo). È questo che dicono i loro corpi e questo dicono – con i loro corpi fatti di geni e cellule impastati inscindibilmente – i figli che nascono da quell’unione. Dicono che l’intimità sessuale è sacra, ed è ciò a cui Dio ha affidato la trasmissione della vita: una visione magnifica e sconvolgente. Può essere sublime o terribile, ma non potrà mai essere neutra, né per l’uomo né per la donna. Mai il sesso potrà dunque essere normalizzato, banalizzato, ma avrà sempre a che fare con qualcosa di sconvolgente, con una dedizione che un giorno potrà anche sembrare non corrisponderci più, ma che ha toccato la nostra più profonda essenza. Un uomo e una donna così sono reciprocamente sottomessi solo al loro cammino di conversione a Dio, e sono liberi dal pensiero dominante, dal totem della laicità, sono liberi e non manipolabili, e questo non è tollerabile dal pensiero unico. È per questo che noi cristiani veniamo censurati. È per questo che in Francia ogni giorno decine di ragazzi finiscono in carcere nel silenzio generale, perché hanno indossato una maglietta con l’immagine di una famiglia, o perché hanno recitato il rosario fuori da una clinica dove si uccidono i bambini nel posto più sicuro del mondo, sotto al cuore della loro mamma. È per questo che le persecuzioni e le uccisioni dei cristiani nel mondo vengono sistematicamente taciute. È per questo che chi si oppone alle teorie del gender in alcuni paesi rischia il posto di lavoro, (forse leggendo l’incredibile decalogo che l’UNAR, l’Ufficio nazionaleantidiscriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunità  vorrebbe imporre ai giornalisti, anche noi: esempio, dire “utero in affitto” sarà discriminatorio, occorrerà dire “gestazione di sostegno”) anche se le teorie di genere sono appunto teorie, e quindi andrebbero dimostrate, e comunque non imposte con la forza. È per questo che una giornalista norvegese, neanche particolarmente fervente, è stata rimossa dalla conduzione del tg perché indossava una croce di due centimetri al collo. Noi cristiani invece non censuriamo. Noi viviamo in una casa bella, pulita, divertente, libera, dove si respira una buona aria. Dove tutto, persino il dolore, ha un senso. Noi se vediamo qualcuno che abita in un posto brutto sporco e triste non è che ci arrabbiamo, casomai ci dispiace per lui. Al limite lo invitiamo a casa nostra, per fargli vedere come si sta bene vivendo senza idoli, quando tutto sta al proprio posto. E se proprio siamo parecchio avanti nel cammino, ci offriamo anche di andare a casa dell’amico, a mettere a posto insieme a lui (non guardate me, io ho già i miei, di calzini da raccogliere, con dodici piedi in giro per casa). Fonte Blog di Costanza Miriano
sources: Il blog di Costanza Miriano

Jezebel II 666 IMF-NWO

[ scusate se, io non sono capace di essere ipocrita! Binyamin Netanyahu -- Unius REI non ha mai, una considerazione quantitativa, dei nemici, perché, i miei occhi li vedono sempre, come letame! ] Gender a scuola: le prime reazioni della Chiesa italiana. [ a chi piace prenderlo nel culo? lui è felice, che Rothschild Bildenberg abbia rubato la nostra sovranità monetaria! ] Una lunga disamina delle "controiniziative" che i vescovi italiani stanno avviando per contrastare la valanga ideologica sponsorizzata dall'Unar. Giuseppe Rusconi 05.03.2014 ©Daniele COLARIETI/CPP/CIRIC. Giornalmente ormai la nota lobby ci propone svariati tentativi di introdursi in ogni ambito sociale per diffondere il suo verbo che, se applicato, comporterà guasti sociali enormi di cui saranno vittime le nuove generazioni, la cui identità personale verrà resa insicura. Tale propaganda socialmente irresponsabile (almeno per chi è abituato ad agire secondo ragione e buon senso) ha ormai incominciato ad aggredire la scuola, già a partire dall’asilo, creando – laddove ha allungato i suoi tentacoli - prevedibili turbamenti nei pargoli e forti tensioni tra scuola e famiglia. E’ di questi giorni poi la notizia che la nota lobby tenta di utilizzare uno sport popolare come il calcio per lanciare i suoi messaggi devastanti con il pretesto consueto della ‘lotta all’omofobia’: ai calciatori è stato chiesto da un sito di scommesse (ma guarda guarda…), da Arcigay, Arcilesbica e Fondazione Cannavò (!) di ‘colorare’ gli scarpini di lacci arcobaleno. Manco a dirlo il presidente della Federazione gioco calcio ha già annunciato l’adesione alla campagna, che dovrebbe coinvolgere anche la Serie A e addirittura la nazionale azzurra guidata dal commissario tecnico più politicamente corretto della storia calcistica tricolore. Si può prevedere che non tutti gradiranno, calciatori e in particolar modo le curve, così che sarà fatalmente introdotto anche il ‘reato calcistico’ di discriminazione sessuale con conseguenti squalifiche a pioggia nell’Italia intera. Tutti ormai ai piedi della nota lobby? Fortunatamente no. Gli attacchi portati nel settore dell’educazione scolastica stanno provocando una diffusa presa di coscienza tra molti genitori - fin qui assopiti- spaventati e indignati dal vedersi arrivare in casa, con i pargoli, anche opuscoli con storie di due papà o due principi azzurri. Si incomincia a organizzare in quelle parti d’Italia - come in Umbria, in Veneto, in Toscana, in Lombardia, in cui la propaganda è in netto crescendo - la resistenza da parte dei genitori, coadiuvati da associazioni laiche spontanee come la Manif pour tous o le Sentinelle in piedi o laiche istituzionali come il Forum delle Famiglie. Dalle segnalazioni ai dirigenti scolastici alle lettere di diffida, dalle manifestazioni di piazza alla prospettata obiezione di coscienza (tenere i figli a casa quando la nota lobby imperversa) è tutto un fiorire di iniziative  tese a bloccare la degenerazione antropologica imposta ad allievi, studenti ed insegnanti. Un po’ nel solco di quanto è successo e sta succedendo in Francia, dove la grande mobilitazione popolare contro la legge del ‘mariage pour tous’ e sviluppi successivi ha già indotto il presidente Hollande a rinviare di un anno la discussione su una nuova legge riguardante la famiglia. “Si deve resistere, continuiamo a resistere” – ci ha detto battagliero a tal proposito l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, all’uscita del Concistoro di sabato 22 febbraio. In Italia è ‘Avvenire’ tra i quotidiani nazionali a condurre con tenacia e fermezza la battaglia, chè di battaglia si tratta, sia pure combattuta con le armi della ragione e del buon senso, così da cercare di risvegliare gli assopiti e di instillare qualche dubbio serio in tante menti ‘politicamente corrette’. IL VICARIATO DI ROMA: “RIVOLUZIONE CULTURALE, MA LE FAMIGLIE NON NE AVVERTONO IL BISOGNO” Dicevamo di Avvenire che la domenica ha nella capitale un inserto particolare, Roma sette, il settimanale della diocesi di Roma. Domenica 23 febbraio la prima pagina era quasi tutta dedicata all’ “operazione ideologica” del “gender in classe”, voluta sia dal noto Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) che dal noto Campidoglio targato Marino (uno che toglie alle famiglie numerose e promuove anche finanziariamente i programmi scolastici di ‘educazione’ gay). Sicuramente la pagina è apparsa sotto l’impulso del cardinale Vicario Agostino Vallini, che già qualche tempo fa aveva diramato una nota (giustamente) molto dura contro i gai maneggi del noto Marino in materia di registro delle ‘unioni civili’. Nell’editoriale firmato da don Filippo Morlacchi, sacerdote tanto colto quanto pacato e direttore dell’Ufficio pastorale scolastica, si legge tra l’altro, riferendosi ai programmi di gaio indottrinamento che hanno ormai preso il via in diverse scuole (d’ogni ordine e grado) della capitale della Cristianità: “La priorità emergente, il pensiero dominante sembra, già nella prima infanzia, la proposta dell’ideologia gender, ossia la dottrina secondo cui il dato biologico originario del dimorfismo sessuale è marginale rispetto alla costruzione dell’identità di genere”. E’ evidente che “si vuole così avviare una vera rivoluzione culturale, di cui la maggioranza delle famiglie italiane, impegnata ad affrontare tanti problemi educativi con i figli, non sembra proprio sentire il bisogno. Tutto questo, si noti, già con bambini molto piccoli”. Sono programmi di “educazione alla diversità”, come è noto: “Peccato però che almeno una di queste diversità, cioè quella assolutamente originaria, quella che ogni bambino coglie al volo, quella tra maschietti e femminucce, quella tra mamma e papà, in breve la differenza sessuale, venga invece trascurata, fluidificata e perfino contestata come obsoleto stereotipo culturale”. Constata la “tristezza” di tale situazione, don Morlacchi annota infine: “Anche in altri Paesi europei (ad esempio la Francia) la potente minoranza favorevole al gender ha dettato l’agenda degli impegni scolastici; ma le associazioni di genitori hanno alzato la voce e prodotto agili pubblicazioni per avvertire le famiglie del fenomeno. Forse è tempo che anche in Italia non solo i cattolici, ma tutti gli uomini convinti della bontà della famiglia naturale si esprimano pubblicamente”. Un invito, quello di don Morlacchi in nome della diocesi di Roma, fatto con il suo garbo naturale, ma non per questo meno tranchant (per dirla nella lingua di un Paese il cui popolo in maggioranza si è risvegliato in nome prima di tutto del buon senso e della coscienza di corresponsabilità sociale). A cura del direttore Angelo Zema appare poi a tutta pagina un’intervista al professor Tonino Cantelmi (psicoterapeuta) e a Elisa Manna (sociologa del Censis), i quali si occupano delle recenti, devastanti iniziative capitoline. “Colpo di mano ideologico” le definisce Cantelmi, autore tra l’altro (insieme con il collega Marco Scicchitano) del libro “Educare al maschile e al femminile” (presentazione venerdì 28 febbraio alle 20.30 presso la Chiesa Nuova). “Il sindaco Marino – rileva Cantelmi – è accecato dall’ideologia. (…) I progetti educativi del Comune sono terribili perché, con la motivazione di combattere il bullismo, propongono una visione confusa dell’uomo”. Per Elisa Manna un fondamento è incontrovertibile: “Gli esseri umani nascono dall’incontro tra un maschio e una femmina, e la società sopravvive grazie a quest’incontro (…) Bisogna rifuggire dagli stereotipi, ma è innegabile che esista uno specifico maschile e uno femminile e che l’educazione ne debba tener conto”. Nel taglio basso troviamo un articolo (a sigla r.s.) sui famigerati opuscoli dell’Unar (preparati dal noto Istituto Beck di Roma) in cui si legge tra l’altro un’affermazione gravissima, oltre che offensiva, come quella che segue: “I tratti caratteriali, sociali e culturali, come il grado di religiosità, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo”. Completa la pagina un ‘box’ sulla dinamica dei progetti capitolini, da “Le cosecambiano@Roma” a”Bulli e pupe, ragazzi che faticano a crescere” del Circolo omosessuale Mario Mieli (il ‘filosofo’ che in “Elementi di critica omosessuale” del 1977 scriveva tra l’altro: “Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro”). Da notare che quest’ultimo progetto è in collaborazione con la Asl Roma E e finanziato dalla Regione Lazio, quella di Zingaretti. IL CARD. BAGNASCO, I VESCOVI DEL TRIVENETO, I VESCOVI DELLA TOSCANA. Cardinal Bagnasco: “Nel torbido il male opera meglio”. Se allarghiamo lo sguardo all’Italia constatiamo che incominciano a levarsi diverse voci di vescovi responsabili e coraggiosi che non temono di essere etichettati come sappiamo. Ribadendo con forza quanto già detto nelle sue prolusioni da presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco il 15 febbraio ha parlato chiaro a Genova: “E’ in atto una strategia persecutoria, un attacco per destrutturare la persona e quindi destrutturare la società, mettendola in balia di chi è più forte e ha tutto l’interesse a che la gente sia smarrita”. Perché “nel torbido il male opera meglio”. I vescovi del Triveneto: utilizzare pubblicamente i termini padre, madre, moglie, marito e l’espressione ‘famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna’
In precedenza, per la Giornata della Vita del 2 febbraio, la Conferenza episcopale del Triveneto aveva approvato una “Nota su alcune urgenti questioni di carattere antropologico ed educativo”. Un documento nitido, essenziale, inequivocabile, stimolato dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia e redatto in un “momento grave  per il bene delle persone e della società”. A causa del dilagare dell’imposizione dell’ideologia gender che comporta una “vera emergenza educativa”, i vescovi triveneti si sentono “sollecitati” a una risposta proprio da alcune parole di papa Francesco che, nell’Evangelii gaudium (n. 182) scrive: “I Pastori (…) hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può affermare che la religione deve limitarsi nell’ambito del privato”.
Sottolineano i vescovi triveneti “il grave pericolo che deriva, per la nostra civiltà, dal disattendere o stravolgere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell’educazione, confondendo gli elementi obiettivi con quelli soggettivi, veicolati da discutibili concezioni ideologiche della persona che non conducono al vero bene né dei singoli né della società”. Evidenziano poi: “Siamo consapevoli che la differenza dei sessi è elemento portante di ogni essere umano ed espressione chiara del suo essere ‘in relazione’; senza la comune salvaguardia delle ‘grandi differenze’ vi è un grave e concreto rischio per la realizzazione di un autentico e pieno sviluppo della vita delle persone e della società”. Perciò ribadiscono “il rifiuto di un’ideologia del gender che neghi di fatto il fondamento oggettivo della differenza e complementarietà dei sessi, divenendo anche fonte di confusione sul piano giuridico”. Non solo: i vescovi del Triveneto invitano “a non avere paura e a non nutrire ingiustificati pudori o ritrosie nel continuare ad utilizzare, anche nel contesto pubblico, le parole tra le più dolci e vere che ci sia mai dato di poter pronunciare: padre, madre, marito, moglie, famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”. I presuli difendono e promuovono poi “il carattere decisivo – oggi più che mai – della libertà di educazione dei figli che spetta, di diritto, al padre e alla madre aiutati, di volta in volta, da soggetti istituzionali chiamati a coadiuvarli”. E rigettano “ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante ‘pensiero unico’, sempre più spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni”. Importante anche ciò che segue: i vescovi sostengono e incoraggiano “l’impegno e lo sforzo di quanti, a vari livelli e su più ambiti, affrontano ogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva ‘laicità’, tutte le più importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la libertà religiosa e di educazione”. Una ‘Nota’ ,quella dei vescovi del Triveneto (tra cui si annovera l’arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, lottatore indomito per la dottrina sociale della Chiesa, contestato duramente l’anno scorso da gruppi appartenenti alla nota lobby), che si potrebbe definire anche con un aggettivo solo: esemplare. I vescovi della Toscana:  preoccupazione per il grave rischio. La Conferenza episcopale toscana, su forte spinta del suo presidente cardinale Giuseppe Betori, ha emesso il 12 febbraio (dopo la riunione all’eremo fiorentino di Lecceto) una ‘Nota’ in cui si fa riferimento in primo luogo alla propaganda della nota lobby in diverse scuole toscane. I vescovi si dicono “preoccupati per i tentativi di introdurre il tema della ‘valorizzazione delle differenze di genere’ nei percorsi formativi dei docenti e degli studenti, secondo modalità ispirate alla cosiddetta teoria del gender”. Grave “il rischio che, per motivi ideologici, venga propagata nelle scuole una concezione della famiglia lontana da quella della famiglia naturale, subordinando la stessa identità sessuale biologica a quella culturale, perdipiù soggettivamente determinata”. Ribadita poi la “dignità culturale di una visione antropologica fondata sulla differenza e complementarietà tra i sessi”.
Da tempo poi la Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, stimolata dal cardinale arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, insiste sulla difesa e il promuovimento dei ‘valori non negoziabili’. Anche singoli presuli – ad esempio, per quanto ci è noto, l’arcivescovo Luigi Negri a Ferrara, il vescovo Massimo Camisasca a Reggio-Emilia, l’arcivescovo di Crotone Domenico Graziani (vedi l’articolo in questo stesso sito sulla manifestazione anti legge ‘contro l’omofobia’ nella città calabrese), il già citato monsignor Gianpaolo Crepaldi a Trieste – promuovono con ammirevole continuità una riflessione critica sull’avanzata delle tesi della nota lobby. Tra le reazioni laiche segnaliamo in particolare – oltre a quelle della ‘Manif pour tous –Italia’ e delle ‘Sentinelle in piedi’ – vari convegni tenutisi nella Penisola (in particolare quello di Roma, svoltosi dopo molte peripezie in Campidoglio e di cui abbiamo riferito ampiamente) e l’attivismo responsabile dei “Giuristi per la vita”. Ripetuti gli interventi del ‘Forum delle famiglie’, che in Umbria, per bocca del suo presidente Simone Pillon, ha invitato all’obiezione di coscienza dei genitori (un po’ come è accaduto in Spagna e sta accadendo in Francia) nel caso in cui le autorità scolastiche proseguano nell’indottrinamento venefico di bambini, ragazzi e studenti. Per i genitori sfortunatamente coinvolti nella trista questione segnaliamo il ‘dodecalogo’ dello stesso Forum delle famiglie dell’Umbria , “dodici strumenti di autodifesa dalla ‘teoria del gender’ per genitori con figli da 0 a 18 anni” (www.forumfamiglieumbria.org ).
Gli insulti al vescovo di Cremona, Dante Lafranconi. Il vescovo di Cremona, Dante Lafranconi, è stato uno dei primi in Italia ad istituire un gruppo di accompagnamento pastorale degli omosessuali cristiani. Ciò non gli ha però risparmiato un attacco violentissimo da parte dell’eurodeputata Sonia Alfano (gruppo dei cosiddetti democratici e liberali), per aver osato inviare una mail, in cui il 31 gennaio chiedeva di non votare il famigerato rapporto Lunacek, intitolato “Tabella di marcia contro l’omofobia e la discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. Ricordiamo che il 4 febbraio l’Europarlamento ha votato il rapporto con 394 sì, 176 no e 72 astensioni (tra i favorevoli, oltre alla sinistra, ai verdi e a una minoranza ‘illuminata’ del PPE, anche deputati del centrodestra come Licia Ronzulli, Barbara Matera e Aldo Patriciello, mentre tra gli astenuti troviamo – secondo l’agenzia Ansa – addirittura il popolare Ciriaco De Mita). Ebbene Sonia Alfano ha dichiarato, a proposito dell’invito del vescovo Lafranconi: “E’ gravissimo che il vescovo di Cremona, con una mail inviata alla mia casella di posta elettronica, mi chieda di votare contro la relazione sui diritti degli omosessuali della collega europarlamentare Ulrike Lunacek. (…) Se votassi come mi chiede il vescovo Lafranconi, avallerei una discriminazione che non condivido e che non fa parte della mia storia politica. Dico questo anche alla luce della presa di posizione di Papa Francesco, che a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Anche perché ‘Dio ci ha reso liberi’. Da un esponente della Chiesa ci aspetteremmo ben altre indicazioni che non quelle della discriminazione”. Dopo Sonia Alfano gli esponenti lombardi e nazionali dell’Arcigay hanno fatto a gara nel lapidare monsignor Lafranconi. E pensare che la famigerata legge ‘contro l’omofobia’ ancora non è stata approvata! Qui l'originale. sources: Rossoporpora

Jezebel II 666 IMF-NWO

my JHWH -- la voce dei miei amici, a volte, come questa mattina,  ore5:00, sembra più debole, di quella dei miei nemici, ma, quando inizio a scrivere i miei articoli? poi, la situazione si ribalta!

Jezebel II 666 IMF-NWO

[1.Onu? semplicemente una banda di criminali bildenberg, 2. sharia iperialismo, per rovinare il genere umano?, i nuovi diritti umani! 3. Rothschild ha disperato bisogno della sua guerra mondiale. 4. i diritti umani di ONU?sono nel buco del culo di satana gender! ]
La prostituzione non è un lavoro, ma uno stupro remunerato. Donne riscattate dalla prostituzione criticano i tentativi di ONU e Amnesty International di depenalizzare la prostituzione. Alvaro Real. 25.03.2014 ©Public Domain. “Quando (il personale dell'ONU) lavorerà in un bordello, allora ascolterò le sue argomentazioni”, ha detto una donna che è stata una prostituta riferendosi alla nuova entità creata dalle Nazioni Unite che porta il nome di UN Women (ONU Donne). Alcune donne riscattate dalla prostituzione hanno criticato gli organismi dell'ONU e di Amnesty International perché, a loro avviso, puntando a depenalizzare e legalizzare la prostituzione non farebbero altro che incentivare il traffico di un maggior numero di bambine, trasformando i protettori in onesti imprenditori. “Che diavolo si è messa in testa [Amnesty International]?”, ha affermato Rachel Moran, una donna che è stata vittima della prostituzione in Irlanda e autrice del libro “Paid for: my journey through prostitution” (“Sono stata pagata: il mio viaggio nella prostituzione”). Le dichiarazioni sono giorno all'indomani di una bozza di documento dell'ONU e di Amnesty International a difesa della legalizzazione del “lavoro sessuale”.
Le donne riscattate criticano la creazione di un “diritto degli uomini ad acquistare un servizio sessuale”, e nel panel “Prostituzione o lavoro sessuale”, organizzato dalla The Coalition Against Trafficking in Women, hanno spiegato che la definizione di “lavoro sessuale” è stata creata da protettori che operano negli Stati Uniti per legalizzare la prostituzione. La prostituzione non è un lavoro, sostengono, ma uno stupro remunerato, e impiegare questa definizione ostacola gli sforzi a porvi fine. Nel panel hanno anche denunciato che gli ultimi rapporti ONU “fanno intendere che le donne prostitute 'lavorano' per decisione propria”, affermazione a cui rispondono dicendo che “più del 95% vuole uscirne, ma ha bisogno di aiuto”. Allo stesso modo, hanno anche criticato l'insinuazione dell'ONU che la legalizzazione porterebbe protezione alle donne che si prostituiscono. “Gli uomini che pagano per il sesso sono dei tossici che usano il corpo femminile come droga”, ha detto una ex vittima, affermando che “gli uomini credono che il tempo che comprano per stare con una donna li investa del comando assoluto. Non si può imporre il rispetto di leggi che esigono l'uso del preservativo”. Durante la conferenza è stato reso pubblico un messaggio di posta elettronica che rivelava il sostegno alla depenalizzazione da parte dell'ONU. Donne e pubblico hanno chiesto alle Nazioni Unite di ritirare il sostegno alla depenalizzazione e che la prostituzione venga considerata violenza di genere. [Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti] sources: ALETEIA

Jezebel II 666 IMF-NWO

[CEDERE alle minaccie dei terroristi, e la Sharia è il terrorismo della LEGA ARABA, è un puro suicidio! chi ha permesso a questi assassini seriali di alzare la testa, in questo modo, nello ONU nazi? ] Binyamin Netanyahu Told Kerry: Prisoner Release Could Topple the Gov't. Al-Hayyat says prime minister told US Secretary of State John Kerry that releasing more terrorists could doom his coalition. By Uzi Baruch. First Publish: 3/29/2014, The pan-Arab London-based newspaper Al-Hayat has reported that Prime Minister Binyamin Netanyahu told US Secretary of State John Kerry that his governing coalition may fall apart if Israel goes ahead with the fourth planned tranche in the terrorist release that it agreed to as a “goodwill gesture” toward the Palestinian Authority.
Al-Hayat said that Kerry has asked PA chairman Mahmoud Abbas to extend negotiations even if Israel fails to release additional terrorists. Abbas, for his part, told Kerry he would not discuss continuing negotiations until the terrorists are freed, including 14 Israeli Arabs. According to another report, Prime Minister Binyamin Netanyahu refuses to release any more terrorists until the PA recognizes Israel as a Jewish state.
The leadership of Hamas said that Israel's refusal to carry out the fourth tranche is “a ringing slap in the cheek” to the PA. Hamas said that the way to free terrorist prisoners is by abducting Israeli soldiers – and not in a deal that involves a PA commitment not to take action against Israel in the UN. Minister of Transport Yisrael Katz (Likud-Beytenu) noted with satisfaction Saturday night that the date set for freeing the fourth and final tranche of Palestinian Arab terrorist prisoners has passed without them having been released. “We passed the set date yesterday and no terrorist wasd freed,” he said. “Not [Marwan] Bargouti, not the Israeli terrorists and not the rest of the terrorist murderers.
"Jew-killers belong between the crosshairs of a gun, and if not that – then in jail,” he stated. The PA said Friday that Israel would regret its decision not to go through with the release of the fourth batch of terrorists it undertook to release as a “gesture” to the PA.
Fatah official Hazem Abu Shanab told the PA-based Ma’an news agency that the release of the final group of terrorists would be pivotal in determining the future of Israeli-PA relations. He added that the international community will be inclined to hold Israel responsible for hindering the peace process.

Jezebel II 666 IMF-NWO

emilio valoti Ieri alle ore 16:37.  "putin merda"... me lo argomenti? son curioso [ANSWER] marko nofear, è un troll pagato da Rothschild, ti farà soltanto perdere del tempo! lui non si rende conto che sta uccidendo il genere umano, e che ha distrutto la sua anima nell'inferno, per soldi!

Jezebel II 666 IMF-NWO

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Jezebel II 666 IMF-NWO

Omofobia? l'UNAR passa alle minacce. [[ usano la clava della legge questi massoni bildenberg, per imporre la loro pornocratica teoria del gender! in questo modo gli omosessuali hanno distrutto la democrazia! ]]  Il dirigente dell'UNAR contro la raccolta firme promossa dalle famiglie cattoliche. La nuova Bussola quotidiana. 28.03.2014 //©UNAR/ Istituto Beck. di Gianfranco Amato. Prove tecniche di arroganza burocratica tipica dei regimi totalitari. Questa volta è toccato all’ineffabile Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR). Il suo solerte direttore, Marco De Giorgi, non ha evidentemente gradito – e lo si può umanamente comprendere – l’appello lanciato dalla Manif pour Tous Italia e pubblicato da CitizenGo, per chiedere le sue dimissioni, a seguito della pasticciata e ben nota vicenda dei libretti “Educare alla Diversità” commissionati all’Istituto A.T. Beck dallo stesso UNAR (vicenda fatta conoscere proprio da La Nuova BQ). De Giorgi, personalmente risentito per l’iniziativa a suo danno, ha pensato bene di impegnare il proprio Ufficio inoltrando a CitizenGo una missiva avente per oggetto «Comunicazione urgente ai sensi della direttiva 31/2000». Questo il testo (gli errori e i refusi sono nell'originale):  «Gentili Responsabile, Ho letto il testo della petizione su 'direttore U.N.A.R.' che contiene molte notizie erronee e infondate che riguardano il lavoro del mio Ufficio la cui missione consiste nel contrasto alla violenza e alle discriminazioni. Le affermaziono sono ai limiti della diffamazione e rigaurdano fatti che sono stati già oggetto di esame e di archiviazione da parte dei competenti uffici amministrativi. Essendo aberranti le notizie riportate, ne chiedo la immediata cancellazione ai sensi della normativa comunitaria e di recepimento della direttiva 31/2000 sulla responsabilita dei provider e di chi ospita le sezioni sul web Tale normativa prevede infatti che una responsabilità di codesta società scatti una volta pervenuta la presente segnalazione. Tanto si rappresenta ai conseguenti effetti di legge, con ogni riserva di azione legale».
Lo stile tradisce il coinvolgimento emotivo personale del direttore, ma non attenua la gravità dei toni. Stupisce, infatti, la genericità e l’indeterminatezza dei rilievi sollevati, anche perché lanciare imprecisati avvertimenti e vaghe allusioni minatorie non meglio specificate, appartiene ad un modus operandi di altro livello, che nulla ha a che vedere con il profilo istituzionale cui dovrebbe essere tenuto un ente governativo.
Visto che non ha voluto essere chiaro, proviamo noi a porre sette domande a Marco De Giorgi.
1. Forse il direttore dell’UNAR considera falsa, diffamante ed aberrante la notizia riportata – e non smentita – da diversi quotidiani il 15 febbraio 2014, secondo cui  il Sottosegretario per le Pari Opportunità Maria Cecilia Guerra, sconfessando l’operato dello stesso UNAR, ha affermato: «Di questa ricerca ignoravo addirittura l’esistenza»?
2. Forse il direttore dell’UNAR considera falsa, diffamante ed aberrante la notizia riportata dagli stessi quotidiani, secondo cui il Dipartimento delle Pari opportunità ha emanato «una nota formale di demerito allo stesso direttore dell’UNAR per la diffusione nelle scuole di materiale mai approvato, e addirittura mai conosciuto dagli organi competenti a disporne la relativa autorizzazione»?
3. Forse il direttore dell’UNAR considera falsa, diffamante ed aberrante la notizia riportata sempre dagli stessi quotidiani secondo cui il  Viceministro Guerra ha lamentato «l’abusivo utilizzo del logo della Presidenza del Consiglio - Pari Opportunità», e l’assoluta mancanza di una specifica informazione al riguardo?
4. Forse il direttore dell’UNAR considera false, diffamanti ed aberranti le parole pubblicamente espresse dal Sottosegretario Cecilia Guerra, secondo cui «una materia così sensibile richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio, poiché questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla!», non essendo «accettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università»? 5. Forse il direttore dell’UNAR considera falso, diffamante ed aberrante il giudizio pubblico espresso da un altro Sottosegretario, quello all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, il quale ha dichiarato grave «Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall’UNAR e diffusi nelle scuole senza l’approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell’Istruzione ne sapesse niente», invitando «chi dirige UNAR a trarne le conseguenze»? Se così fosse, De Giorgi avrebbe dovuto rivolgersi direttamente agli onorevoli Cecilia Guerra e Gabriele Toccafondi, e non a CitizenGo e La Manif pour tous, anche se comprendiamo come nei confronti di questi ultimi sia più facile lanciare minacce.
6. Forse il direttore dell’UNAR considera falso, diffamante ed aberrante il contenuto della interpellanza parlamentare inoltrata dai senatori Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni, Luigi Compagna, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi sulla vicenda degli opuscoli “Educare alla diversità”, in cui è stato censurato il fatto che l’UNAR si fosse «avvalso della collaborazione dell’Istituto Beck, il cui sito, nella parte che riguarda l'omofobia, contiene pesanti giudizi sulla religione cattolica e sul ruolo educativo della Chiesa nella società», e il fatto che «tali giudizi o meglio pregiudizi» fossero stati «inseriti nei tre opuscoli con l’ennesima inaccettabile critica al ruolo educativo della famiglia, e della morale cristiana, confondendo la lotta all’omofobia con inaccettabili ed offensivi apprezzamenti negativi sul ruolo di istituti fondamentali nella storia e nella cultura del nostro Paese»?
7. Forse il direttore dell’UNAR considera falso, diffamante ed aberrante il fatto che nella citata interpellanza sia stato richiesto «per quali motivi l’UNAR avesse scelto come consulente proprio l’Istituto Beck la cui scuola di pensiero è clamorosamente di parte», e «quali iniziative intendesse intraprendere per bloccare la distribuzione di questo materiale nelle scuole»? Beh, ma se così fosse, perché De Giorgi non se la prende con i senatori Giovanardi, Sacconi, Formigoni, Compagna, Chiavaroli e Bianconi, anziché minacciare CitizenGo e La Manif pour tous? Domanda ovviamente retorica, la cui risposta non necessita spiegazioni ad una mente di media intelligenza.
Il punto, invece, seriamente inquietante è capire quale idea abbia Marco De Giorgi della libertà, ed in particolare della libertà religiosa. Giacché siamo convinti che egli abbia almeno letto gli opuscoli “Educare alla diversità”, il cui contenuto rivendica con orgoglio, passione e zelo, spieghi a noi profani della discriminazione alcuni passaggi che ci risultano alquanto preoccupanti. Mi riferisco, in particolare, al passo in cui testualmente si afferma che «i tratti caratteriali, sociali e culturali, come il grado di religiosità, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo», e che «appare evidente come maggiore risulta il grado di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba». Ci spieghi, poi, cosa significa che «l’omofobia continua a essere rinforzata nell’interazione quotidiana con altri individui omofobi, nella ricezione costante di messaggi omofobi, subliminali o espliciti, da parte di istituzioni o e organizzazioni religiose». Ci spieghi, ancora, il significato di questa precisazione contenuta nei libretti: «Per essere più chiari, vi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato».  E ci dica se lui è davvero personalmente convinto di dover condannare il catechismo della Chiesa cattolica sostenendo quanto scritto negli opuscoli, ovvero che «un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente religiosa secondo cui il sesso vada fatto solo per avere bambini», può determinare la considerazione omofoba per cui «tutte le altre forme di sesso, non finalizzate alla procreazione, sono da ritenersi sbagliate». Se questa è l’idea di omofobia che ha il direttore dell’UNAR c’è davvero di che essere allarmati. Soprattutto nella malaugurata ipotesi in cui, attraverso l’approvazione del disegno di legge Scalfarotto attualmente in discussione al Senato, si dovesse estendere agli omofobi l’applicazione della Legge Reale Mancino. Siamo anche molto preoccupati per sua eminenza il cardinale Angelo Bagnasco, reo di aver contestato il lavoro di cui De Giorgi va tanto fiero. Nella sua recentissima e magistrale prolusione, infatti, il porporato ha trovato il coraggio di affermare al punto 6: «In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga». Neppure quella dell’UNAR, con buona pace di De Giorgi. P.S. Un consiglio sincero, anche se non richiesto, al Direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale: sia più prudente, riflessivo e pacato nelle esternazioni ufficiali, soprattutto quando parla a nome dell’ente che rappresenta, altrimenti rischia di confermare lo spietato giudizio che un grande giornalista come Piero Ostellino gli ha affibbiato dalle colonne del Corriere della Sera il 4 gennaio 2014 con il noto editoriale intitolato: “Il burocrate ignora il senso del ridicolo”.

Jezebel II 666 IMF-NWO

La rivoluzione sessuale globale. [ usano la clava della legge questi massoni bildenberg, per imporre la loro pornocratica teoria del gender! in questo modo gli omosessuali hanno distrutto la democrazia! ] La sociologa tedesca Gabriele Kuby svela i piani di un’agenda globale che cerca di modificare le costituzioni dei paesi, le istituzioni educative e le consuetudini dei cittadini. Il blog di Costanza Miriano. 25.11.2013 // STAMPA di Antonio Malo (*) L’autrice del libro La rivoluzione sessuale globale (Die globale sexuelle Revolution), la sociologa e pubblicista tedesca Gabriele Kuby, è una delle poche voci che con autorità riconosciuta si levano per criticare il relativismo occidentale odierno. A lei si deve, ad esempio, che il ministro federale della famiglia in Germania, Ursula von der Leyen, sia stata obbligata a togliere dalla circolazione il libro di educazione sessuale Corpo, amore, il gioco del dottore, in cui fra altre aberrazioni si invita ai genitori a giocare sessualmente con i loro bambini. Il saggio di cui mi occupo riprende alcuni temi di due delle sue opere precedenti:  Gender  Revolution. Il relativismo in azion (Cantagalli 2008) e Statalizzazione dell’educazione. Sulla via per diventare uomini nuovi (2007). Adesso però la sua denuncia acquista una portata universale. Da qui il titolo del libro La rivoluzione sessuale globale; una rivoluzione che, come indica il sottotitolo (Distruzione della libertà nel nome della libertà), pretende di cambiare radicalmente le persone e la società facendo leva su una volontà di potenza, di chiara ispirazione nietzschiana. A partire da questa chiave interpretativa, Kuby riesce a raccontare la storia, i metodi e le conseguenze di un’agenda globale potentissima che cerca di modificare le costituzioni dei paesi, le istituzioni educative e le consuetudini dei cittadini con un solo scopo: la costruzione di una società globale in cui le persone siano poche e completamente manipolabili.
A qualcuno potrebbe venire in mente il pensiero: “Ecco, un altro libro sui complotti”. Basta, però, guardare alla quantità di documenti analizzati, ai fatti e alle statistiche raccolte per capire di trovarci di fronte a un libro rigoroso e oggettivo. Nonostante la mole di materiale, la lettura del libro, lungi dall’essere noiosa, diventa pagina dopo pagina piena di suspense e di rivelazioni sorprendenti. Il lettore viene informato del retroscena, i mezzi e la ragnatela di organizzazioni governative e non governative implicate nella messa in pratica di questa agenda globale. Nel contempo gli si offrono le categorie antropologiche e sociologiche necessarie perché questi possa fare le valutazioni pertinenti con cui prendere decisioni.
Nella prima parte del libro (capitoli 1-4), l’autrice presenta brevemente l’origine storica dell’attuale rivoluzione sessuale. Dopo aver segnalato la rivoluzione francese come punto di inizio storico della lotta per raggiungere l’uguaglianza, indica il movimento femminista del 68 come tappa precedente all’ideologia di genere, secondo cui l’umanità non è fatta di uomini e donne, bensì di un’informe massa di uguali che hanno il diritto di costruirsi la propria identità sessuale. Il filo rosso che collega il ‘68 e l’ideologia di genere è, secondo l’autrice, il maltusianismo, cioè il tentativo di diminuire la popolazione mondiale, soprattutto i poveri di Occidente e dei paesi in via di sviluppo. Da questo punto di vista sono molto interessanti i ritratti intellettuali di alcune figure di spicco, come Margret Sanger, Alexandra Kollonti, Wilhelm Reich, Eddie Bernays, Simone de Beauvoir, John Money, Judith Butler, ecc. L’impulso globale della rivoluzione sessuale non procede, però, solo dalle idee, ma soprattutto dalle conferenze organizzate dalle Nazioni Unite (Pechino, Il Cairo, ecc.) con cui si è tentato di decostruire i diritti umani, la sessualità, la famiglia. Da lì sono partiti alcuni degli slogan che hanno fatto il giro del mondo, come l’aborto è un diritto della donna, il “genere” non va imposto ma scelto. Nonostante i secoli trascorsi, i metodi della rivoluzione sessuale globale sono gli stessi della vecchia rivoluzione francese: il terrore. Oggi, però, la ghigliottina non taglia le teste degli oppositori, ma “solo” il posto di lavoro, la carriera accademica o politica.
Nella seconda parte (capitoli 5-10), Kuby continua la sua analisi degli organismi e dei documenti con cui si tenta di introdurre l’ideologia di genere. Fra questi ultimi concede particolare valore ai 29 principi di Yogiakarta, che furono formulati nel 2007 da un gruppo di “famosi esperti” senza autorizzazione né legittimazione in un incontro privato nella capitale indonesiana. Nel marzo dello stesso anno, questi principi furono presentati all’opinione pubblica nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra. L’Unione Europea li accolse subito e incominciò a imporli alle istituzioni, ospedali, tribunali… e anche agli asili e alle scuole. Perché, come spiega l’autrice in un altro capitolo, per distruggere il fondamento della famiglia si deve minare l’unione eterosessuale, il che non è facile fra adulti nella stragrande maggioranza eterosessuali. Invece i bambini e gli adolescenti possono essere facilmente plasmati, soprattutto se chi occupa il ministero delle politiche familiari condivide quest’ideologia. Come documenta Kuby, sempre più spesso nella scuola e nel giardino d’infanzia i bambini vengono sessualizzati con giochi, fiabe, rappresentazioni teatrali. Essi vengono così derubati dell’innocenza tipica dell’infanzia. Si presenta ai bambini ogni sorta di pratica sessuale deviante come scelta equivalente incoraggiandoli a esperimentarla. Con ciò la loro personalità può subire cambiamenti irreversibili. Inoltre, le istanze statali creano strutture per minare attraverso l’educazione sessuale generalizzata e obbligatoria a partire dalla scuola materna il diritto e l’autorità dei genitori. Nell’implementazione dell’ideologia di genere gioca anche un ruolo decisivo la violenza linguistica e la pornografia, definita dall’autrice la nuova piaga globale. Mediante la creazione di neologismi come “gender”, la sostituzione di parole, come genitore A (padre) e genitore B (madre) e l’attacco al linguaggio non solo si corrompono le parole, ma si dà origine a “nuove realtà”, poiché — come hanno sempre pensato gli ideologi di ogni tempo – “non è la verità a farci liberi, ma la libertà a fare la verità”.
Nell’ultima parte del libro (capitoli 11-15), Kuby analizza le armi che il nuovo totalitarismo usa per combattere i ribelli: l’intolleranza e la discriminazione. In questo modo l’autrice sottolinea il paradosso, già accennato nel sottotitolo, di cercar di togliere la libertà nel nome della libertà. Di fronte a questa dittatura relativista che strumentalizza la sessualità per imporre una nuova concezione della persona, l’autrice consiglia di formare la propria coscienza sulla scia della verità. Come antidoto alle derive dell’ideologia di genere, propone di educare non alla sessualità, ma all’amore. Come scrive Spaemann nella prefazione, si deve ringraziare l’autrice per il coraggio di andare controcorrente offrendoci un saggio che illumina ciò che si nasconde sotto i cambiamenti linguistici, le mode pedagogiche e accademiche che ad un primo sguardo sembrerebbero solo una bizzarria, quando in realtà sono strumenti di una volontà di potenza impegnata alla costruzione di una nuova umanità. Penso perciò che questo libro meriterebbe di essere tradotto nelle principali lingue. A questo scopo, mi permetto di dare due suggerimenti all’autrice. In primo luogo, di rivedere i capitoli dell’ultima parte per darle più unità togliendo ripetizioni; in secondo luogo, di distinguere fra almeno due tipi di femminismo: quello che ha lottato e continua a farlo per il riconoscimento dei diritti politici e sociali delle donne, cioè per l’uguaglianza della donna come persona, e quello, invece, radicale, che scimmiotta una sessualità maschile degenere per la quale il sesso si riduce ad un uso della genitalità senza responsabilità. In questo modo apparirà con più chiarezza ciò che costituisce il genio femminile, la donazione, la cui rivendicazione, lungi dall’essere un ostacolo all’amore, ne è la premessa. (*) Antonio Malo è Professore Ordinario di Antropologia nella Pontificia Università della Santa Croce
Fonte: Family and Media sources: Il blog di Costanza Miriano

Jezebel II 666 IMF-NWO

usano la clava della legge questi massoni bildenberg, per imporre la loro pornocratica teoria del gender!

Jezebel II 666 IMF-NWO

Gli equivoci del "gender". In che cosa consiste una cultura cristiana dell'identità di genere? Come la fede cristiana fa discernere e vivere concretamente nel quotidiano la verità dell'essere uomo e donna?
Vinonuovo.it 27.03.2014©Nata Sdobnikova. di Christian Albini
Uno spettro si aggira per la chiesa cattolica, il gender.
Vescovi, teologi, mezzi di comunicazione sembrano gareggiare nel denunciare il pericolo che viene dalla teoria del gender, la quale vorrebbe cancellare la differenza tra uomo e donna, e con essa distruggere matrimonio, famiglia e ruoli genitoriali.
Il gender appare come la nuova eresia che ha conquistato politici e intellettuali, assediando la chiesa e il diritto naturale in nome del matrimonio gay. Dalla legge contro l'omofobia ai registri delle coppie di fatto, all'educazione sessuale nelle scuole, tutto sembra guidato da un grande complotto gender, portato avanti dal movimento LGBT, come se fosse una sorta di Spectre potente e ramificata. Questa narrazione è molto diffusa nel discorso pubblico cattolico. Evoca un pericolo e un nemico contro cui vigilare e mobilitarsi.
Il fatto è che forse le cose non stanno proprio così.
Cominciamo dal "nemico". Si parla ormai della teoria gender come alcuni decenni fa si parlava del comunismo. Ma dove sono i Marx e i Lenin del gender? Quali sono il Manifesto e il Capitale di questa ideologia? Come si chiama e dove ha sede il suo partito? Da nessuna parte, in tutti i testi e discorsi cattolici sul gender, si trova una risposta a queste domande, perché in realtà "la" teoria del gender semplicemente non esiste.
Vent'anni fa, quando frequentavo l'università, nei miei corsi m'imbattei negli "studi di genere" (gender studies nel mondo accademico anglosassone), una denominazione che raccoglie ricerche filosofiche, sociologiche e psicologiche che studiavano il femminile e successivamente il maschile. Queste riflessioni nascevano dalla presa di consapevolezza che l'immagine della donna, e il suo posto nella società, erano determinati da una cultura a predominanza maschile la quale perpetuava un'idea d'inferiorità e una pratica di subordinazione della donna.
L'obiettivo era la comprensione dell'identità e della differenza femminile, nella misura in cui non dipendono dal dato biologico, ma da un'elaborazione simbolica e culturale. Un esempio banale e immediato è l'idea, per lungo tempo universalmente accettata, dell'inferiorità intellettuale della donna escludendola così dalla vita politica e dagli studi. Sulla stessa linea, i gender studies hanno inevitabilmente cominciato a occuparsi delle omosessualità, le quali sollevano questioni particolari.
Il punto è che le teorie formulate in proposito sono tante e molto diverse. Le rappresentazioni a cui ho accennato sono perciò forzature arbitrarie, perché non rispecchiano la realtà. Solo le teorie più radicali postulano un'insignificanza della differenza biologica e più a monte antropologica, con i rischi di destabilizzazione sociale e di disintegrazione dell'identità dell'umano denunciati dal magistero. È un fraintendimento che chiude la porta, nel mondo cattolico, a un confronto sereno perché tante questioni e prospettive sono accomunate indebitamente sotto l'etichetta dispregiativa del gender. Così, si butta via con l'acqua sporca il bambino di un patrimonio di pensiero che aiuta a riconoscere e valorizzare pienamente nella società, ma anche nella chiesa, le ricchezze del maschile e del femminile. Vuol dire non riuscire comprendere fino in fondo l'immagine di Dio nel "maschio e femmina li creò" di Genesi.
Se non sappiamo pensare il femminile al di là di costumi e rappresentazioni stereotipate, per esempio, come comprendere l'esercizio della maternità nell'economica, nella politica, nella scienza, al di là dell'atto di generare fisicamente i figli? E lo stesso vale per il maschile. E oltre la maternità e la paternità? Dieci anni fa, Franco Giulio Brambilla, oggi vescovo di Novara, denunciava un ritardo nell'antropologia cristiana: tra l'identità profonda e la sua realizzazione sta la cultura, cioè gli usi e costumi che strutturano la coscienza e le relazioni. In che cosa consiste una cultura cristiana dell'identità di genere? In altre parole, come la fede cristiana fa discernere e vivere concretamente nel quotidiano la verità dell'essere uomo e donna? Certo, questo vuol dire rompere relazioni di potere che fa comodo mantenere. Pensiamo alla discussione sulle donne nelle liste elettorali...
Lo sa bene papa Francesco, quando pone il problema dell'accesso delle donne a ruoli decisionali nella chiesa (cfr. Evangelii gaudium 104). Lo sanno anche meglio tante teologhe, religiose e laiche, che ben conoscono questi temi e la cui voce trova ancora poco spazio.
Tra loro, ricordo Serena Noceti, vice presidente dell'Associazione Teologica Italiana, che ha da poco pubblicato un interessante testo, «Sex gender system: una prospettiva?» (in AA.VV., Avendo qualcosa da dire. Teologhe e teologi rileggono il Vaticano II, Paoline 2014), che aiuta a farsi idee più precise. Richiamo solo due passaggi.
«La domanda sull'identità di uomini e donne si colloca al crocevia tra natura e cultura, senza riduzioni indebite e insostenibili al solo dato della differenza biologica e genetica, senza restringimenti a letture statiche dei "ruoli sociali"». Ciò significa smascherare false idee di natura, risalenti a una filosofia essenzialista e astorica, che legittimano la marginalizzazione femminile anche in ambito religioso. Infatti, nei documenti della chiesa «il soggetto umano è presentato in modo apparentemente neutro. Oggi siamo più avvertiti del fatto che in realtà ogni theoria antropologica occidentale nasce e si sviluppa intorno a un codice androcentrico, intorno a un maschile universalizzato e dichiarato neutro. La prospettiva di gender permette di decodificare l'implicito, di criticare i concetti falsamente universali di persona, individuo, soggetto ecclesiale, di svelare i meccanismi simbolici del maschile e del femminile nella liturgia, nel dire Dio e l'uomo, nel pensare la rivelazione e la storia della salvezza, nel definire la Chiesa (ad esempio le metafore femminili di sposa e madre)».

Pakistan: cristiano condannato a morte per blasfemia
L'uomo si è dichiarato innocente sostenendo che è stato incastrato per una disputa tra amici. 27.03.2014
Nuovo caso di un cristiano condannato a morte per blasfemia in Pakistan dove la il 97% della popolazione e' musulmana. Insulti a Maometto. Sawan Masih è stato condannato per aver "insultato il Profeta Maometto" (reato punibile con la morte in Pakistan) durante quella che aveva descritto come una conversazione con amici musulmani in un sobborgo di Lahore, Joseph Colony, a marzo dello scorso anno. Episodio che innescò violente manifestazioni ma senza causare vittime.
False accuse?
Naeem Shakir, uno dei legali di Masih ha reso noto che "il giudice ha comminato la pena capitale per lui", contro la quela, "ci appelleremo all'Alta Corte di Lahore". L'uomo si è dichiarato innocente sostenendo che è stato incastrato con l'accusa di blasfemia per quella che era in realtà una disputa per la proprietà di un edifico con i suoi 'amici'.
Un rapporto del dipartimento di Stato Usa ha rivelato come il Pakistan sia il Paese che usa di più al mondo la legge contro la blasfemia: sono 14 i condannati nel braccio della morte e 19 stanno scontando l'ergastolo per lo stesso reato.
Nel Paese vige una moratorio de facto sulle impiccagioni dal 2008. L'unica eccezione è stato un soldato giustiziato su ordine della corte marziale.
sources: Agi

Jezebel II 666 IMF-NWO
[ Obama -- io conosco i tuoi pensieri, di annientamento della LEGA ARABA, e di Israele, ma, io non riuscirò mai, ad essere il tuo amico, finché, il sistema massonico, che, ha rubato la nostra sovranità monetaria non sarà stato distrutto.. ma, ovviamente, questo non mi impedisce di sostenere tutte le iniziative valide! come, di: uccidere gli islamici che, sono una minaccia così esplicita, contro il genere umano, ucciderli è più che giusto.. ma, questo devono sapere tutti, in tutto il mondo: è stato Rothschild, che ha voluto trasformare i musulmani in islamici, perché, lui ha bisogno di stritolare i popoli! perché Rothschild è il vero padre del satanismo ] Saudi mistrust overshadows Obama’s visit to kingdom. US approach to Iran, Syria continues to fuel tensions in decades-long alliance as president arrives Friday By ASSAD ABBOUD ..

Jezebel II 666 IMF-NWO

youtube -- TheVArious7 2 giorni fa. WHERE IS UNIUS REI WHEN YOU NEED HIM [answer ] chi ha cancellato le mie risposte a quel satanista napoletano?

Jezebel II 666 IMF-NWO

Benjamin Netanyahu --- indovina tu un poco, chi sta soffrendo adesso? i Rothschilds Spa, si stanno lamentando, più che non gli islamici! .. sono loro il più alto livello di criminalità del pianeta!

Jezebel II 666 IMF-NWO

[ LEGA ARABA -- voi avete stancato! voi siete degli spietati assassini seriali, voi guardate alla ingiustizia, solo quando questa, è contro di voi, voi filtrate il moscerino e poi, inghiottite il cammello, cioè, voi fate genocidi sharia, in tutto il mondo, e non riconoscete la libertà di coscienza e quindi, non riconoscete la libertà di religione a nessuno, sotto egida ONU. ed anche siete nazisti razzisti! [ se, voi non riconoscete a tutti gli ebrei del mondo la possibilità, di avere una Patria, poi, è arrivato per voi, il momento di morire! da me? non potrete ricevere niente! ] Rajoub called the Israeli move a “slap in the face of the US administration and its efforts,” and said the Palestinians would resume their international diplomatic offensive.
  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,
“Not releasing the prisoners will mark the beginning of the efforts in the international community to challenge the legality of the occupation,” he said.
  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,  bla, bla,
The talks have been teetering on the brink of collapse, with Washington fighting an uphill battle to get the two sides to agree to a framework for continued negotiations until the end of the year.
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US Secretary of State John Kerry met Palestinian Authority President Mahmoud Abbas in Amman on Wednesday in a bid to salvage the talks, with US special envoy Martin Indyk meeting the Palestinian leader in Ramallah on Thursday.

Jezebel II 666 IMF-NWO

onestamente, io so che, la religione è preziosa ed indispensabile per gli immaturi, che devono essere formati, al diritto ed alla giustizia.. ma, in realtà io sono refrattario alla religione! si uccidono, 400 cristiani veri martiri innocenti, ogni giorno, e questo è solo: uno soltanto, dei tanti indicatori, di tutte le ingiustizie istituzionali, ideologiche che esistono nel mondo.. quindi, io dovevo avere la mia reazione contro le ingiustizie e le violenze che vengono commesse contro persone innocenti di ogni popolo e di ogni religione, e di ogni orientamento ( perché, tutti converranno con me, che, fare violenza ad una qualsiasi persona onesta e pacifica: è un abominio! poi, dalle affermazioni, necessariamente, noi dobbiamo passare politicamente e religiosamente alla soluzione del problema, perché, io sono un uomo molto pratico, che è stato costretto da Dio a scrivere! ), dovevo usare, quindi, in passato strumenti religiosi, dovevo dire le cose che io ho detto...  ma, se voi accettate la mia autorità, poi, io non ho più bisogno di parlare religiosamente! in realtà nel mio cuore: io sono come Buddha e Gandhi, certamente, io non sono come Gesù, io non sono degno del Vangelo!


chi parla male di me, dichiara, da solo di essere un criminale, massone, di un fariseo, salafita, che significa: essere satanisti. .. dopo sei anni di commenti miei: in youtube, così pubblicamente, non si può parlare in quel modo calunniso, per trovare in me delle colpe, con dei cavilli, perché, in questo modo, i miei nemici dichiarano al mondo di essere i parassiti del genere umano! io ho rivelato la mia anima, e la mia religiosità, perché, un uomo che, diventa un re sul mondo, ha il dovere di manifestare tutto se stesso, ma, nelle mie funzioni di Unius REI, io sono il garante, dei diritti umani secondo la LEGGE NATURALE, e la Legge Universale.. io non faccio discorsi sulla religione, ma soltanto discorsi razionali dal valore politico!

“The money power preys on the nation in times of peace, and conspires against it in times of adversity. It is more despotic than monarchy, more insolent than autocracy, more selfish than bureaucracy. It denounces, as public enemies, all who question its methods or throw light upon its crimes.” - Abraham Lincoln