Mali, equilibrio instabilità

Mali, l’equilibrio dell’instabilità. [ PERCHé TUTTO QUESTO ODIO DI SATANISTI E MASSONI, FIGLI DI FARISEI ANGLO-AMERICANI,322 FMI SPA, NEL LORO ODIO ETERNO CONTRO GESù CRISTO, CHE NON HA MAI FATTO DEL MALE A NESSUNO.. COME INVECE MAOMETTO HA FATTO, CONTRO LA CIVILTà EBRAICO-CRISTIANA, AL PUNTO DA TRASFORMARE I MUSULMANI IN ISLAMICI E STERMINARE LA PRESENZA CRISTIANA IN AFRICA]
“Abbiamo vinto questa guerra”. Queste le parole del presidente francese François Hollande dello scorso 19 settembre, a margine della cerimonia d’insediamento del neo presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita, eletto il 15 agosto con il 77,6% dei voti. La dura crisi politica che ha colpito il Mali nel biennio 2012-2013, causata dalla ribellione dei Tuareg e dei gruppi di matrice islamica, ha provocato ex abrupto la separazione di fatto dell’Azawad (regione settentrionale del Mali) e un coup d’état ai danni dell’ex presidente Tourè.
La controffensiva militare del governo di transizione, condotta in primis dall’esercito francese nell’ambito dell’Operazione Serval sotto l’egida della risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza, ha respinto le milizie di Ansar Dine e del Movement for Unity and jihad in West Africa che avevano occupato il nord e che marciavano verso sud con l’obiettivo di assediare la capitale Bamako.
Tuttavia, a dispetto delle parole spese per consacrare la ritrovata stabilità nel Paese, il ministro degli esteri francese Fabius ha annunciato l’invio di altri 150 soldati in rinforzo delle operazioni militari, all’indomani dell’uccisione dei due reporters di Radio France Internationale, Ghislaine Dupont e Claude Verlon, di sabato scorso a Kidal.

A luglio, Hollande aveva dichiarato che le elezioni presidenziali, le prime dopo l’intervento militare di Parigi,  avevano segnato ”il ritorno del Mali all’ordine costituzionale, dopo la vittoria sui terroristi, e la liberazione del territorio”.
In realtà, nel nord del Mali, si registrano ancora tensioni tra le diverse fazioni armate. Recentemente, negli scontri armati fra tuareg e jihadisti ad Infarag, a pochi chilometri dalla frontiera algerina, almeno quattro persone hanno perso la vita. A Kidal, a fine settembre, i soldati maliani hanno nuovamente affrontato i combattenti tuareg in uno scontro a fuoco, mentre a Timbuctu un attentato ad una base dell’esercito maliano, compiuto con una vettura imbottita di esplosivo e con a bordo due kamikaze, ha provocato seri danni.  A fine ottobre, tre persone sono rimaste uccise in un attacco dei ribelli jihadisti a Tessalit, nel Nord-Est del Paese.
L’omicidio di Ghislaine Dupont e Claude Verlon necessita di una ferma condanna da parte di tutta la comunità internazionale e in questo senso si è espresso anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. In ogni caso, l’episodio pone degli interrogativi sul potere effettivo del governo maliano sul territorio e soprattutto sull’intervento di  peacebuilding dal sapore vagamente neo-coloniale. Sì perché se per un verso l’intervento occidentale in Mali trova la sua raison d’être nella lotta al terrorismo e nel ripristino della pace, per un altro questa può apparire pretestuosa dinanzi all’esigenza, prevalentemente francese, di tutelare forti interessi economici.
Innanzitutto, i giacimenti di uranio del Niger, situati a meno di 300 km dal confine nord-orientale del Mali e sfruttati dalla società pubblica francese Areva, sono troppo vicine perché il governo francese potesse permettere ai ribelli di consolidare posizioni strategiche nell’Azawad [1]. Peraltro, altri importanti giacimenti sono stati scoperti in Mali.
L’instabilità della regione e la salvaguardia dell’interesse nazionale lasciano presagire che la Francia, direttamente o tramite una forza europea, manterrà un contingente nel territorio maliano nonostante i frequenti annunci di un ritiro.
GABRIELE QUATTROCCHI

Il golpe del Mali figlio dell'instabilità libica
Le armi del rais sono finite al miglior offerente o a chi se le è prese, come i Tuareg. Che partecipano al Movimento nazionale di liberazione di Azawad. [Francesca Marretta]
sabato 24 marzo 2012 09:20
da Londra Francesca Marretta
francesca.marretta@globalist.it
I contraccolpi dell'avventura bellica in Libia continuano a farsi sentire. Il golpe in Mali è l'ultimo episodio della serie "gli arsenali del Colonnello". Il fronte fondamentalista islamico e quello jihadista presente in Nord-Africa, dai Boko Haram nigeriani ad Aquim (al-Qaeda nel Maghreb islamico), ai somali al-Shebaab, alle milizie varie ed eventuali formatesi in Libia, come nel Sinai, dispone oggi di mezzi a disposizione che solo un anno fa si sognava. L'instabilità del Mali, un paese che per vent'anni è stato una delle poche democrazie africane degne di questo nome, è conseguenza indiretta delle falle aperte nella Regione dall'intervento Nato in Libia. Gheddafi era un sanguinario, e non sono certo i suoi ex amici a doverlo insegnare al resto dell'umanità. Si dà però il caso che lo siano anche molti di quelli che oggi scorrazzano armati per l'immenso e desertico territorio libico. Il che pone un problema semplice semplice, ma di difficile risoluzione. Prima sapevi chi era il dittatore pazzo e imprevedibile, oggi no. Come dimostra il golpe in Mali, in molta parte dell'Africa occorre fare i conti con una rinvigorita circolazione di armi, leggere e pesanti, tra cui non mancano esemplari di notevole sofisticazione (Gheddafi non si faceva mancare nulla). Armi finite in mano al miglior offerente o a chi se le è prese, come i Tuareg, che nella fase immediatamente precedente all'intervento Nato erano al servizio del Colonnello e che avendo avuto la peggio nella guerra, hanno lasciato il deserto libico fuggendo verso Ovest.

Tornati a casa, nel settentrione maliano, i Tuareg si sono organizzati sotto la sigla Mnla, Movimento nazionale di liberazione di Azawad, nome con cui identificano le terre da cui provengono, avanzando ataviche rivendicazioni indipendentiste nei confronti di Bamakò. In breve sono riusciti a creare scompiglio in diverse aree che intendono riconquistare. Almeno 10mila civili, secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Icrc), hanno lasciato villaggi e città a nord del Mali a causa dell'instabilità. Poco prima del golpe di mercoledì scorso, il ministro degli Esteri di Bamako aveva dichiarato che i gruppi armati a nord del paese disponevano, oltre che di mitragliatrici, di artiglieria contraerea e anti-carro e mortai.

Nel conflitto con i Tuareg del Mnla, i soldati dell'esercito regolare sono rimasti storditi. Pareva loro di fare la parte dell'armata Brancaleone, con armi arrugginite a disposizione, se confrontate con quelle in mano agli irregolari.
Da qui le rivendicazioni golpiste all'indirizzo del Presidente Touré.
Il punto ora è che l'azione dei militari che hanno deposto il Presidente del Mali, denunciandone il "regime incompetente" e che si dicono pronti a cedere il potere una volta organizzate elezioni democratiche, paventa paradossalmente l'apertura di sacche di instabilità nelle zone del nord, anche maggiori. Da dove arriveranno soldi e armi per fronteggiare istanze insurrezionaliste o criminali? Gli Stati Uniti avevano investito su Tourè, nel senso che hanno mandato uomini ad addestrare le truppe maliane all'anti-terrorismo. In questo scenario va ricordato che per il Mali di Touré la caduta di Gheddafi ha significato una iattura, non perché sono tornati i Tuareg armati, ma perché lo Stato si è trovato improvvisamente a corto di generosi aiuti.
L'acquisizione degli arsenali di Gheddafi ha seguito il modello del first come, first served. Se le è prese chi ci ha messo per primo le mani sopra, facendone vario uso: dalla vendita all'utilizzo per scopi propri. Non c'è da meravigliarsi. Il settore armamenti, lo dice l'ultimo rapporto dell'Istituto internazionale di ricerca per la pace con sede a Stoccolma (Sipri), secondo cui il commercio delle armi è cresciuto di circa un quarto negli ultimi quattro anni, non conosce crisi. Si tratta in effetti di un bene rifugio, le cui quotazioni in tempi di crisi possono solo aumentare. Crisi e instabilità nella regione Saharo-Saheliana sono maggiori oggi rispetto a un anno fa. Non spieghiamo il perché, per non ripeterci.

 È già la nuova Guerra Fredda. Giulietto Chiesa spiega a Pandora TV il grande investimento strategico che sovrasta la crisi ucraina: far cambiare partner energetico all'Europa, colpire Putin. GIULIETTO CHIESA. sabato 15 marzo 2014 15:34. megachip.globalist.it
Giulietto Chiesa spiega il grande investimento strategico statunitense che sovrasta la crisi ucraina: far cambiare partner energetico all'Europa, colpire Putin. Sono ancora in campo i grandi "sovietologi" americani che vinsero la prima Guerra Fredda. I calcoli sono algidi, guardano lontano. Nei prossimi anni sarà fatto un enorme sforzo per portare il nuovo gas nordamericano con un grande "ponte gasiero" e rendere l'Europa più dipendente dagli USA. C'è una variabile che però nessuno conosce abbastanza: quale sarà la forza della risposta del Cremlino? Putin non ha più luoghi verso cui arretrare, nel momento in cui gli saranno piazzati missili a 400 km da Mosca. E' prevedibile che avrà un grande consenso per resistere. I pericoli di guerra aumentano. Questo e altro nei nove minuti del videoeditoriale.

2014-03-10. AFRICA/SOMALIA - Vasta offensiva contro gli Shabaab nel sud-ovest della Somalia. Mogadiscio (Agenzia Fides) - Una vasta offensiva contro gli Shabaab ha permesso di riconquistare una serie di località nel sud-ovest della Somalia. Le operazioni militari sono condotte dalle forze dell’AMISOM (Missione dell’Unione Africana in Somalia), insieme ad alcune milizie somale pro-governative, che hanno operato all’unisono con le truppe etiopiche presenti nell’area dalla fine del 2011. I centri urbani riconquistati sono quelli di Rabdhure, Hudur e Wajid, mentre ora gli sforzi delle truppe filo-governative sono concentrati sulla cittadina di Burdhubo.
I miliziani Shabaab, seppure formalmente cacciati da Mogadiscio, si sono mostrati in grado di condurre attentati ad alto impatto simbolico nella capitale, come quello commesso il 21 febbraio contro il palazzo presidenziale, seguito da un altro il 28 febbraio, in un ristorante nei pressi della sede dell’intelligence. (L.M.) (Agenzia Fides 10/3/2014)

2014-03-10 AFRICA/SOMALIA - Vasta offensiva contro gli Shabaab nel sud-ovest della Somalia
2014-02-27 AFRICA/SOMALIA - A rischio 50 mila bambini somali per malnutrizione e condizioni igienico sanitarie inadeguate
2013-10-08 AFRICA/SOMALIA - L’opera di Annalena Tonelli è ancora viva a 10 anni dal suo omicidio
2013-09-11 AFRICA/SOMALIA - Campagna per la scolarizzazione di un milione di bambini
2013-09-04 AFRICA/SOMALIA - Mons. Bertin: “Auspico un dialogo comprensivo delle esigenze di tutti per uscire dalla crisi somala”
2013-09-02 AFRICA/SOMALIA - Emergenza donne e bambini nei campi profughi
2013-06-12 AFRICA/SOMALIA - Instabilità nel sud della Somalia
2013-05-29 AFRICA/SOMALIA - Pene più severe per frenare gli stupri in Somaliland
2013-05-29 AFRICA/SOMALIA - Un ex parlamentare accusa il Kenya di volere controllare il sud della Somalia
2013-04-15 AFRICA/SOMALIA - “Sono stati colpiti obiettivi simbolici” dice Mons. Bertin

ALLARME MINE ANTIUOMO. Sminamento umanitario Congo.07/03/2014. Sono 130 le zone contaminate da mine antipersona e armi a sotto munizioni individuate su tutto il territorio della Repubblica democratica del Congo (Rdc), per una superficie totale di 1,8 milioni di metri quadri, l’equivalente di 300 campi da calcio. Lo ha annunciato la locale missione Onu (Monusco) facendo riferimento alla ricerca svolta dal Centro congolese della lotta alle mine antipersona e dal Servizio di lotta antimine delle Nazioni Unite. Da decenni il paese dei Grandi Laghi è il teatro di crisi armate, in particolare le province del Nord e del Sud Kivu (est).
Nel Paese – come riferisce un recente rapporto dell’organizzazione Medici senza Frontiere – tre milioni di persone sfollate hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti su tutto il territorio nazionale. ”Un gran numero di sfollati interni non viene raggiunto dagli operatori umanitari e devono lottare ogni giorno per trovare da bere e da mangiare”, denuncia l’organizzazione medico-sanitaria, sottolineando che ”diverse centinaia di decessi, conseguenza del mancato accesso a cure adeguate, avrebbero potuto essere evitate”.
Inoltre il rapporto di Msf evidenzia che il sistema sanitario congolese ”costoso, inadeguato e disorganizzato” peggiora ulteriormente le condizioni di esistenza di chi è stato costretto a scappare dalle violenze dei gruppi armati attivi nell’est del paese e nella ricca provincia mineraria del Katanga. ”Sulla carta il sistema sanitario nazionale assicura la gratuità delle cure in situazione di emergenza, ma nei fatti la gente è costretta a pagare, anche se vive in una zona di conflitto” rivela lo studio dell’Ong.
In risposta all’emergenza umanitaria nella Rdc, nel dicembre scorso un volo umanitario della Cooperazione italiana, contenente farmaci e presidi terapeutici per la lotta alle epidemie, è arrivato a Kinshasa, primo passo di una più vasta iniziativa d’emergenza diretta a contrastare il dilagare delle malattie contagiose nella Rdc. Il carico è stato accolto all’aeroporto dall’Ambasciatore italiano a Kinshasa, Pio Mariani, e da Paola Pucello della Dgcs, insieme a rappresentanti del Ministero della Sanità e degli Esteri congolesi, alla presenza dei media locali. I medicinali, insieme al materiale sanitario, sono stati distribuiti con l’assistenza logistica del sistema delle Nazioni Unite nei centri sanitari e negli ospedali delle Province più bisognose del Paese e nella stessa capitale Kinshasa.

La trappola dell'occulto: Demonio dimenticato ma sempre presente
I Vangeli illustrano chiaramente la continua lotta tra Cristo e il tentatore. Le indicazioni del Catechismo in merito al fenomeno delle possessioni demoniache di Aldo Buonaiuto

Negli ultimi decenni il cristianesimo è osteggiato su diversi fronti, sia culturali che socio-politici. Un esempio eclatante di come una certa formazione laicista e razionalista sia ormai efficacemente penetrata tra le maglie religiose è la caduta di interesse nei confronti del demonio e di tutte le sue azioni, dirette o indirette che siano.

Al diavolo non crede più quasi nessuno nonostante il contraddittorio interesse sul tema a volta anche morboso e spesso questa miscredenza c'è anche nelle persone dell’ambiente ecclesiastico; è ormai stato ridotto, principalmente dalla psicologia e dalla sociologia, a “pulsioni subconscie” o a “male sociale”. Dell’antico tentatore, puro spirito creato libero e buono da Dio, ma poi pervertitosi e dannato eternamente, non rimane quasi più traccia. La nostra società, oberata da consumi e materialismo, sembrerebbe averlo dimenticato.

Eppure, indagini approfondite denunciano il proliferare di gruppi occultisti, pratiche spiritiste, sette sataniche e il ricorso a maghi e stregoni da parte di una moltitudine di italiani ogni anno. Potrebbe sembrare un controsenso, ma il ritorno dell’occulto è solo il risultato del tentativo, dall’illuminismo in poi, di sdoganare la religione sostituendola con la pura razionalità. La scienza, come ha dimostrato anche la storia recente, non solo non porta sempre frutti positivi, ma è anche limitata e incapace di spiegare molti fenomeni.

Da qui il ricorso, da parte di molti, al paranormale, alla gnosi, alle arti occulte e a quanto di più irrazionale si possa trovare in circolazione dato che, citando le parole del noto scrittore britannico G. K. Chesterton, «chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto».

Eppure i diavoli e le loro azioni malefiche esistono da sempre in tutte le culture del mondo, anche quelle pre-cristiane. Tutti i popoli hanno infatti avvertito l’esistenza di entità malvagie dalle quali difendersi attraverso riti e preghiere, secondo gli usi e le credenze locali. Israele considerava il demonio la fonte di tutti i mali, anche quelli prettamente fisici e psichici, oppure di lutti inaspettati o disgrazie come il perdere le proprietà.

Il Messia amplia e sviluppa la dottrina precedente. I Vangeli illustrano chiaramente la continua lotta tra Cristo e il demonio, a partire dall’episodio delle tentazioni nel deserto passando per i frequenti casi di guarigione dalle possessioni diaboliche, fino alla morte in croce e resurrezione, apice della sua vittoria contro il maligno. Egli stesso parla di satana in diverse occasioni, dando precise indicazioni su come combatterlo e sconfiggerlo.

Il Figlio di Dio è venuto infatti «per distruggere il regno del demonio e instaurare il regno di Dio» (Lc 11, 20). Il suo potere messianico è riconosciuto dai diavoli stessi che, più di una volta, si rivolgono direttamente a lui per paura, «Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio»» (Mc 1, 23-25), o per supplicarlo di risparmiarli, «Gesù domandò all’indemoniato: “Qual è il tuo nome?”. Rispose: “Legione”, perché molti demòni erano entrati in lui. E lo supplicavano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte. Lo pregarono che concedesse loro di entrare nei porci; ed egli lo permise» (Lc 8, 30-32).

L’intervento demoniaco è esemplificato anche in diverse parabole, come in quella della zizzania in cui il seme buono cresce insieme a quello cattivo seminato nottetempo dal maligno, o quella dell’uomo forte a cui nessuno potrà saccheggiare la casa. Costui è proprio il Redentore che, come afferma l’ignoto autore della lettera agli Ebrei «ha la missione di ridurre all’impotenza mediante la morte colui che la morte ha in potere, cioè il diavolo»; il Salvatore è l’uomo forte che incatena il maligno e le potenze del male e custodisce la casa, la sua Chiesa.

Il Nazareno ha infine conferito l’importante potere di scacciare i demoni ai suoi apostoli e ai suoi discepoli. Nei primi tre secoli tutti i cristiani potevano esercitare il ministero di esorcismo che era considerato, dai padri della Chiesa, un valido strumento non solo di liberazione, ma anche di conversione dei pagani che si rivolgevano a loro per essere guariti dopo aver tentato invano da maghi e ciarlatani, assai diffusi anche in passato.

Oggi accade spesso l’inverso: quando un cristiano chiede aiuto ad un membro della Chiesa per problemi di possessione e non viene creduto, spesso si rivolge a fattucchieri e sedicenti stregoni, peggiorando così il suo malessere. Eppure già Papa Paolo VI (pontefice dal 1963 al 1978) avvisava sacerdoti e laici sul fatto che «la Scrittura ci ammonisce come tutto il mondo giace sotto il potere del maligno».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica è certamente un testo esemplare quando parla di possessioni demoniache. Al numero 1673 dichiara che «l’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia».

In una forma semplice, l’esorcismo è praticato anche durante la celebrazione del battesimo nella formula (ripresa dal Messale Romano) che recita: «Dio onnipotente ed eterno, tu hai mandato nel mondo il tuo Figlio per distruggere il potere di satana, spirito del male, e trasferire l’uomo dalle tenebre nel tuo regno di luce infinita; umilmente ti preghiamo: libera questi bambini dal peccato originale, e consacrali tempio della tua gloria, dimora dello Spirito Santo».

Tale pratica rituale ha beneficiato, sin dagli inizi, di grande valore poiché sottolineava l’appartenenza del catecumeno (adulto o neonato che fosse) alla Chiesa di Cristo sottraendolo così dal potere malefico del diavolo che ferì l’umanità per mezzo del peccato originale. Nonostante la secolare lotta della Chiesa contro il demonio, il problema resta più attuale che mai.

Ne è convinto, tra gli altri, anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti, secondo il quale viviamo in una situazione a dir poco allarmante perché, se da un lato le possessioni diaboliche sono in aumento a causa «del ricorso frequente all’occultismo», dall’altro i sacerdoti esorcisti sono numericamente esigui. In una recente intervista, padre Bamonte spiega anche il profondo rapporto tra esoterismo e possessione: «Trovarsi posseduti da Satana non è qualcosa fuori dal comune, e il rischio che capiti aumenta qualora ci si dedichi a letture di tipo occulto o, ancora peggio, prendendo parte a riti satanici, praticando l’occultismo o lo spiritismo».

Secondo un sondaggio del 2013, gli esorcisti in Italia sono circa trecento. Davvero pochi se paragonati alle 500mila richieste di esorcismo inoltrate ogni anno. Molti casi vengono comunque inoltrati a medici perché, se un tempo anche malattie psichiatriche venivano scambiate per l’opera del maligno, oggi c’è molta più attenzione e collaborazione con dottori e professionisti, ai quali si chiede spesso un consulto preliminare per evitare di sottoporre ad esorcismo persone semplicemente depresse o schizofreniche.

Capita però anche il contrario, che siano a volte i sanitari o gli psicologi a consigliare al proprio paziente l’esorcista. Questo accade quando determinate manifestazioni esulano dalle conoscenze scientifiche attuali. I sintomi più evidenti di una possessione, secondo il Rituale di esorcismo De exorcismis et supplicationibus quibusdam (letteralmente “gli esorcismi e alcune preghiere”) del 1614, sono: parlare e comprendere una lingua che il soggetto non ha mai conosciuto; possedere una forza straordinaria; conoscere cose ignote al soggetto; infine, un accentuato atteggiamento d’avversione al sacro.

È dunque importante valutare caso per caso, senza però sottovalutare la reale portata del fenomeno. Il maligno, da abile ingannatore, tenta infatti di celare la propria esistenza al mondo al fine di agire indisturbato, camuffando il suo nefasto operato sotto nuove pseudo-religiosità o pseudo-tecniche di conoscenza del sé, di contatto con i defunti, di finti cammini di guarigione o attraverso la frequentazione di sette sataniche. Tutti questi canali non possono essere sminuiti di fronte all’opinione pubblica; è invece dovere della Chiesa ricordare a tutti i fedeli e i lontani delle possibili conseguenze.

In conclusione facciamo nostra la preghiera formulata da papa Leone XIII, come prologo a un suo famoso esorcismo, dedicata a san Michele: «San Michele Arcangelo, difendici nella lotta; sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio. Gli comandi Iddio, supplichevoli ti preghiamo: tu, che sei il Principe della milizia celeste, con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che girano il mondo per portare le anime alla dannazione».

18 marzo 2014


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Siria a Onu, insolenti violazioni di Israele.. Dopo raid sul Golan, "va fermato, offre sostegno a terroristi" [ se, sostegno significa prestare cure mediche ai feriti, questo aiuto può avvenire anche per feriti siriani.. ma, non mi risulta che Israele abbia armato ribelli terroristi di Al-Qaida, cosa che Usa e Arabia Saudita hanno fatto ] 20 marzo, Siria a Onu, insolenti violazioni Israele (ANSA) - BEIRUT, La Siria si è rivolta all'Onu chiedendo di fermare quelle che ha definito le "insolenti violazioni" da parte di Israele degli accordi per il cessate il fuoco e "il sostegno diretto a gruppi terroristi armati" vicino alla linea di separazione sulle Alture del Golan. Una lettera, scrive oggi l'agenzia governativa Sana, è stata inviata dal ministero degli Esteri al Segretario Generale e al Consiglio di Sicurezza dopo i raid aerei ( ricordiamo tutti che sono avvenuti come risposta ad un attentato, almeno questo è quello che è stato detto! ) compiuti ieri sul Golan dall'aviazione dello Stato ebraico.


Gerusalemme, chiusa Spianata Moschee. Incidenti per passeggiata deputato Likud, due arresti. 20 marzo, [ QUESTA INTOLLERANZA è IL SIMBOLO DEL NAZISMO DELLA SHARIA, CHE, NON PREVEDE LIBERTà DI COSCIENZA E LIBERTà DI RELIGIONE! ] Gerusalemme, chiusa Spianata Moschee (ANSA) - TEL AVIV, 20 MAR - La polizia ha chiuso stamattina la Spianata delle Moschee a Gerusalemme a seguito di incidenti, con lancio di pietre, avvenuti tra forze dell'ordine e giovani arabi che protestavano per la visita sul luogo del deputato del Likud Moshe' Feiglin. Lo riportano i media, aggiungendo che la polizia ha arrestato due uomini e Feiglin è stato costretto a lasciare il posto. La Spianata delle Moschee è sacra sia per i fedeli musulmani sia per gli ebrei che la chiamano il Monte del Tempio.

Aereo: Australia, stop a ricerche [ che tragedia pazzesca! gli USA 666 CIA i servizi deviati di Bush, sono diventati la più grande minaccia per la sopravvivenza del genere umano. da Al-Qaueda al golpe in Ucraina? sono sempre loro! ]
Riprenderanno domani. Aereo Usa, non abbiamo trovato niente
20 marzo, Aereo: Australia, stop a ricerche. Le ricerche australiane di eventuali resti dell'aereo malese scomparso 12 giorni si sono interrotte e riprenderanno domani mattina. Lo ha annunciato l'Autorità per la Sicurezza Marittima, secondo quanto riportato dalla Bbc. Anche l'aereo da ricognizione P-8 Poseidon della Marina americana ha interrotto le sue ricerche, secondo il giornalista della Abc che si trova a bordo. Il reporter ha precisato che il velivolo americano non ha trovato i presunti relitti segnalati dai satelliti.

Raggiunto accordo su Unione Bancaria. Raggiunta intesa, ora plenaria aprile può dare ok finale. 20 marzo,  [ e il fondo salva popoli, o salva suicidi, che, importanza ha per i massoni Troika Bildenberg farisei ladri del signoraggio bancario per fare schiavi i popoli? ]
Raggiunto accordo su Unione Bancaria (ANSA) - Bruxelles, 20 MAR - Superato l'ultimo scoglio per l'Unione bancaria: il Consiglio e il Parlamento Ue hanno raggiunto un'intesa sull'ultimo pilastro, il meccanismo di risoluzione e il fondo salva-banche. Ora l'ultima plenaria di aprile del Parlamento può votare il via libera definitivo.